lunedì, 02 giugno 2008
postato da: scratty alle ore giugno 02, 2008 12:41 | Permalink | commenti (5)
categoria:del mondo, oggetti di culto, music gets the best of me
domenica, 01 giugno 2008

"Buongiorno signorina, anche lei sta andando a lavoro, eh"?
"Si".
"E dove lavora"?
"In uno studio".
"Fa la segretaria"?
"No".
"E allora cosa fa"?

Che palle.
"La praticante ".

"Eh"?
"Forense".
"Eh"?
"In uno studio legale".

"Ah. E quindi cosa fa"??

Con santa pazienza:
"Allora. Sono laureata in giurisprudenza e se voglio sostenere l'esame per l'abilitazione alla professione di avvocato, devo fare due anni di pratica presso lo studio di uno che avvocato lo è già".
Claro?

"Ah, adesso ho capito. Mi può levare una curiosità"?
So già quale sarà la domanda.
"Ma certo".

"Ma lei quanti anni ha" ?

Ma perchè non ti fai i c***i tuoi?
"Ventisei".

"Ma davvero????? Gliene davo molti di meno"!!
Con un sorriso falso come una banconota da due euro:
"Quanti di meno"??
"Mah, che so, pensavo avesse diciott'anni, massimo venti".
"No, ho ventisei anni".

"E comunque è giovane lo stesso. E cosa vuol fare dopo la laurea"?

Ci risiamo.
" Guardi, in effetti sto ancora studiando".

L'autobus si avvicina, la curiosona ha fretta di andarsene.
"Ma che brava. Io lo dico sempre ai  miei nipoti, impegnatevi, fate sacrifici finché siete giovani, e vedrete che sarete premiati.
Mi raccomando, continui a  studiare, eh? Le auguro tante belle cose”!!


Ma certo, cara signora.
Continuerò a studiare (tanto sono giovane) e, con un pizzico di fortuna, presto avrò anch’io un lavoro.
Magari prima dei 50 riesco a sistemarmi...

postato da: scratty alle ore giugno 01, 2008 20:49 | Permalink | commenti (12)
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sabato, 17 maggio 2008
How many times have you woken up and prayed for the rain?
How many times have you seen the papers apportion the blame?
Who gets to say?
Who gets to work and who gets to play?
I was always told at school, everybody should get the same.

How many times have you been told if you don't ask you don't get?
How many times have you wasted your money your Mother said you shouldnt bet?
Who has the fun?
Is it always a man with a gun?
How many times have you been told if you work to hard you can sweat?

There's always the sun
Mmmm
There's always the sun
Always, always, always the sun

How many times has the weatherman told you stories that made you laugh?
You know it's not up to the Politicians and leaders, when they do things by halves.
Who gets the job
Of pushing the knob?
That's what responsibility you draw straws for if your mad enough.

There's always the sun
Mmmm
There's always the sun
Always, always, always the sun

There's always the sun
Mmmm
There's always the sun
Always, always,always the sun

The Stranglers
postato da: scratty alle ore maggio 17, 2008 17:56 | Permalink | commenti (6)
categoria:music gets the best of me
sabato, 17 maggio 2008
Storica sentenza della Corte Suprema, ed è polemica

Il governatore Schwarzenegger: "Rispetto la decisione"

Gay, la svolta della California
"Stop al divieto di nozze"

Oggi i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono possibili solo in Massachusetts

NEW YORK - La Corte Suprema della California ha abolito la legge che proibiva il matrimonio tra persone dello stesso sesso, aprendo la strada alle nozze gay, possibili oggi soltanto in Massachusetts. Una decisione storica, presa di stretta misura (quattro giudici a favore e tre contro, nonostante sei su sette siano di nomina repubblicana) che promette di scatenare un dibattito accesissimo in tutti gli Stati Uniti e nella campagna elettorale per le presidenziali. La maggioranza degli americani è contraria ai matrimoni omosessuali (solo un terzo dei cittadini Usa si dice favorevole) e questo potrebbe favorire la corsa del senatore repubblicano John McCain che si è sempre schierato contro le nozze tra persone dello stesso sesso. Anche Hillary Clinton e Barack Obama sono contrari ai matrimoni gay ma sono favorevoli alle unioni civili, che sono però approvate dal 54 per cento degli elettori secondo un sondaggio dello scorso anno.
Da ricordare che gli strateghi del partito repubblicano, guidati dal guru della Casa Bianca Karl Rove, presentarono referendum sull'aborto, le nozze gay e la ricerca sulle staminali in molti Stati alle elezioni del 2004, riuscendo così a mobilitare la parte conservatrice e religiosa del Paese portandola a votare per Bush.

La sentenza di oggi è una vittoria storica per i gruppi per i diritti degli omosessuali e delle lesbiche e per il comune di San Francisco che nel 2004 aveva concesso 4.000 licenze di matrimonio a coppie dello stesso sesso prima di venire fermato per legge. Tutto era cominciato nel 2000 quando l'elettorato californiano aveva approvato un referendum con cui si stabiliva che soltanto i matrimoni tra uomini e donne sarebbero stati riconosciuti legalmente. Ma il sindaco di San Francisco Gavin Newsom nel febbraio del 2004 aveva deciso di sfidare la legge ritenendola non costituzionale e così si erano celebrati i 4000 matrimoni. Un mese dopo la Corte Suprema lo aveva fermato e ad agosto aveva annullato i matrimoni sostenendo che il sindaco non aveva l'autorità per andare contro la legge californiana. Ma ventitré coppie gay e il comune di San Francisco fecero ricorso, promuovendo l'azione legale che si è conclusa ieri mattina.
Nella sentenza dei giudici di Sacramento si afferma che le unioni civili non sono un sostituto accettabile per il matrimonio. "Limitare la definizione di matrimonio a un'unione tra un uomo e una donna - scrive nella motivazione il presidente del collegio, Ron George - è anticostituzionale e questo passaggio deve essere eliminato dal testo legislativo". I fautori del bando sono però pronti a presentare un emendamento alla Costituzione della California per impedire che i matrimoni gay siano legali e tornino ad essere celebrati. Nonostante la posizione conciliante del governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger, che non appoggia le unioni omosessuali ma ieri ha detto "Rispetto la decisione della Corte e come governatore la farò rispettare", la battaglia intorno ai matrimoni gay rischia di essere ancora lunga. I gruppi "profamily", che si battono per preservare la famiglia tradizionale, hanno infatti raccolto oltre un milione di firme e a novembre, insieme al voto per il presidente, i californiani saranno chiamati a decidere anche su questo tema.

Dal 2004 a oggi ben 26 Stati hanno inserito il bando ai matrimoni gay nelle loro Costituzioni. Fino ad oggi le nozze tra persone dello stesso sesso sono autorizzate e legali solo in Massachusetts, dove la Corte Suprema si espresse in favore nel 2003. Da allora ne sono state celebrate più di diecimila. Vermont, New Jersey, Connecticut e la stessa California garantiscono però alle unioni omosessuali tutti quei diritti che a livello statale sono riconosciuti alle coppie eterosessuali.
 

Mario Calabresi, www.repubblica.it, 16 maggio 2008

postato da: scratty alle ore maggio 17, 2008 16:55 | Permalink | commenti (4)
categoria:del mondo
venerdì, 09 maggio 2008

foto_impastato


A te caro amico

Non cedo alla morte di un mondo che cadde sulla tua vita
spezzandone il sogno.
Il silenzio per sempre tace, il sussurro non torna,
il tuo volto non increspa il ricordo
di una libera strada colorata di gente.
Eppure ci sei, col tuo sorriso,
davanti a una morte che non t'appartiene.
Dilaniarti, triste modo per restare con noi,
come fiore assetato di rugiada.

Ninello Passalacqua


www.peppinoimpastato.com

 

 

postato da: scratty alle ore maggio 09, 2008 17:19 | Permalink | commenti (9)
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giovedì, 01 maggio 2008


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MA PERCHE' NON RIESCO MAI AD ANDARE A QUESTO C***O DI CONCERTO ??
postato da: scratty alle ore maggio 01, 2008 14:31 | Permalink | commenti (12)
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venerdì, 25 aprile 2008
"L'art. 34 dice "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".
E se non hanno i mezzi?
Allora nella nostra Costituzione c'è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo a declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l'avvenire davanti a voi.
Dice così: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese.
È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo.
Soltanto quando questo sarà raggiunto si potrà veramente dire che la formula contenuta nell'art. 1, "La Repubblica d'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", questa formula corrisponderà alla realtà, perché fino a che non c'è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un'uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere, quanto lavoro vi sta dinnanzi! 

È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni, c'è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica quando tutte queste libertà che oggi sono elencate e riaffermate solennemente erano sistematicamente disconosciute. Quindi polemica nella parte dei diritti dell'uomo e del cittadino contro il passato. Ma c'è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente, perché quando l'articolo 3 vi dice "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana", riconosce con questo che questi ostacoli ci sono, di fatto, e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l'ordinamento sociale attuale che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani; ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l'avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria perché rivoluzione nel linguaggio comune s'intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dall'impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c'è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch'essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. 

Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica, l'indifferentismo, che è, non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani, è un po' una malattia dei giovani, l'indifferentismo. "La politica è una brutta cosa, che me ne importa della politica." Quando sento fare questo discorso mi viene sempre in mente quella vecchia storiella che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, e il piroscafo oscillava. Allora questo contadino, impaurito, domanda a un marinaio "ma siamo in pericolo?" e questo dice "se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda". Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice "Beppe, Beppe, Beppe! Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda" e quello dice "che me ne importa, n'è mica mio!" questo è l'indifferentismo alla politica. 

È così bello, è così comodo, la libertà c'è, si vive in regime di libertà, c'è altro da fare che interessarsi di politica – eh lo so anch'io – il mondo è così bello, ci son tante belle cose da vedere e da godere oltre che occuparsi di politica e la politica non è una piacevole cosa però la libertà è come l'aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizione perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai. Ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica. 

La Costituzione, vedete, è l'affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l'affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune che se va a fondo, va a fondo per tutti, questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d'uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946. questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare: dopo un periodo di orrori, il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui, queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro Paese.

Quindi voi giovani, alla Costituzione dovreste dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell'Italia e del mondo. 

Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze c'è dentro tutta la nostra Storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie, son tutti sfociati qui, in questi articoli e, a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo nell'articolo 2 "L'adempimento dei dovere inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", o quando leggo nell'articolo 11 "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la patria italiana in mezzo alle altre patrie", ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini!

O quando io leggo nell'articolo 8 "Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge", ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell'articolo 5 "La Repubblica unica e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali", ma questo è Cattaneo!

O quando nell'articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate "L'ordinamento delle forze armate s'informa allo spirito democratico della Repubblica, l'esercito di popolo", ma questo è Garibaldi!

E quando leggo all'articolo 27 " Non è ammessa la pena di morte", ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani, ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro a ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.

Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no! non è una carta morta: questo è un testamento, un testamento di 100.000 morti

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità. Andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione".

Piero Calamandrei, discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano, 26 gennaio 1955

 

"E' una giornata molto impegnativa che sto passando a tagliare il prato".

Roberto Maroni


postato da: scratty alle ore aprile 25, 2008 18:52 | Permalink | commenti (10)
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domenica, 13 aprile 2008
"Qui stanno convincendo il pubblico a pagare senza scegliere, abbonandosi al satellite e restando tutti a casa, usando il nome di "Repubblica" per tutta un'altra cosa: uno sport che si gioca su una piazza da un balcone, dove uno urla qualcosa e tutti gli altri che ha ragione" *.

Alea iacta est, il dado è tratto.
Ho fatto la mia scelta.
"Voto disgiunto".
Disgiunto dalla mia coscienza, che mi supplicava di restare a casa.
"Voto utile".
Per qualcuno si, ma non certo per me.
"Voto responsabile".
Eehhhhhhhh??
Ora mi tolgo la maschera antigas (perchè turarsi il naso, purtroppo, non è più  sufficiente)  e aspetto che la partita finisca.

"Brutta razza 'sti tizi che in terrazza dirigon con la mazza un gioco in cui s'ammazza chi non si sollazza!
Da un bel pezzo c'è st'andazzo e non prendetemi per pazzo se ipotizzo 'ste compromissioni storiche, ma qui nel nostro Stato il campionato vien giocato solamente da due squadre con le maglie identiche" *.

http://www.youtube.com/watch?v=ubCCImpT2h4
postato da: scratty alle ore aprile 13, 2008 20:06 | Permalink | commenti (3)
categoria:scratty says
mercoledì, 26 marzo 2008
postato da: scratty alle ore marzo 26, 2008 20:24 | Permalink | commenti (8)
categoria:music gets the best of me
martedì, 25 marzo 2008

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postato da: scratty alle ore marzo 25, 2008 16:45 | Permalink | commenti (6)
categoria:del mondo